Non frequenta piazze dove raccontano pettegolezzi
né l’assemblea dove la politica è falsa religione
Cammina tra porti antichi e aeroporti di vetro
porta con sé tredici alfabeti vivi
ogni lingua gli dischiude un mondo diverso
ogni voce gli consegna un volto del mondo
Scrive libri dove il desiderio matura profondo
e il cielo si curva sopra stanze lontane
mescola passione e visione
profumo amoroso e rovina cosmica
estasi e disciplina
Evita salotti borgesi
le gare dei sorrisi comprati
delle anime capitaliste
lascia il decoro agli altri
la prudenza ai servitori
Nelle notti cerca riti remoti
traccia segni nell’ombra d’Anatolia
chiama nomi sepolti nel rame e nel vento
ascolta tamburi più antichi della memoria
Talvolta si ferma davanti allo specchio
vede negli occhi una cupola di moschea
sente cavalli sul Bosforo mistico
e crede di tornare da un sonno di secoli
Allora si raddrizza nel silenzio
come chi ricorda un trono perduto
e saluta il mattino
con la calma interiore
degli ultimi sultani
Poesia di Roberto Minichini, aprile 2026

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