Quando oggi si parla di tarocchi, molti immaginano immediatamente carte nate per predire il futuro, custodire segreti esoterici o trasmettere sapienze antichissime. La realtà storica è molto diversa, e per certi aspetti ancora più interessante. I tarocchi nacquero in Italia settentrionale nel Quattrocento come gioco colto di corte, e solo molti secoli dopo divennero uno strumento sistematico di divinazione. La loro storia mostra come un oggetto ludico possa trasformarsi lentamente in veicolo simbolico, psicologico e oracolare. Le prime testimonianze certe compaiono tra Milano, Ferrara, Bologna e altre città dell’Italia rinascimentale, tra gli anni Trenta e Cinquanta del XV secolo. In origine queste carte erano chiamate Trionfi, termine che richiamava i cortei allegorici, la cultura morale del tempo e il gusto per immagini solenni. Ai semi normali delle carte da gioco si aggiungeva una serie speciale di figure superiori, destinate a battere le altre carte durante il gioco. Da qui nacque il mazzo che in seguito sarà chiamato tarocco. Le celebri carte Visconti-Sforza, commissionate nell’ambiente ducale milanese, appartengono a questa fase aristocratica e artistica. Le immagini dei cosiddetti Arcani Maggiori, nome molto più tardo, non nacquero come manuale occulto. Esse riflettevano il mondo mentale del Rinascimento italiano. Vi compaiono l’Imperatore, il Papa, la Ruota della Fortuna, l’Eremita, la Morte, la Temperanza, il Giudizio, il Mondo. Sono figure che rinviano a moralità cristiana, gerarchie sociali, meditazione sul destino, teatralità civica, iconografia religiosa e filosofia del tempo. Il mazzo costituiva una piccola enciclopedia figurata del cosmo umano e sociale. Per oltre tre secoli i tarocchi furono soprattutto un gioco. In Italia settentrionale, in Francia e in aree germaniche si diffusero varianti regionali. Bologna sviluppò il Tarocchino, il Piemonte e la Lombardia conservarono tradizioni proprie, mentre in Francia si affermò il cosiddetto Tarot de Marseille, oggi celeberrimo. Tuttavia, fino al Settecento, l’uso divinatorio rimase marginale, sporadico o scarsamente documentato. La svolta avvenne nella Francia del XVIII secolo. In piena età illuministica, paradossalmente, nacque anche una forte curiosità verso l’antico, il misterioso, l’ermetico e le scienze occulte. In questo clima Antoine Court de Gébelin, erudito francese, pubblicò nel 1781 una celebre interpretazione secondo cui i tarocchi sarebbero un libro sapienziale proveniente dall’antico Egitto. L’ipotesi era storicamente infondata, ma ebbe enorme influenza. Per la prima volta il mazzo veniva presentato come deposito di simboli segreti e di conoscenze perdute. Pochi anni dopo comparve Jean-Baptiste Alliette, noto con lo pseudonimo di Etteilla, figura decisiva nella nascita della cartomanzia moderna. Egli fu tra i primi a costruire un metodo esplicito e commerciale di divinazione con i tarocchi, pubblicando significati delle carte, stese, regole interpretative e mazzi modificati. Con Etteilla il tarocco entrò nel mondo urbano dei consulti, dei manuali e del pubblico pagante. La divinazione con le carte divenne pratica riconoscibile e riproducibile. Nel XIX secolo il processo si approfondì. L’occultismo francese, con autori come Éliphas Lévi, collegò i tarocchi alla Cabala ebraica, alla magia cerimoniale e alle corrispondenze cosmiche. In seguito Papus e altri ambienti esoterici trasformarono definitivamente il mazzo in strumento iniziatico oltre che mantico. Nel Novecento l’Ordine Ermetico della Hermetic Order of the Golden Dawn rielaborò ulteriormente simboli, astrologia, lettere ebraiche e percorsi spirituali. Da questa linea nasceranno mazzi celebri come il Rider-Waite-Smith del 1909. Perché i tarocchi si prestarono così bene alla divinazione. La ragione è duplice. Da un lato possiedono immagini potenti, ambigue, memorabili, capaci di evocare situazioni umane universali. Dall’altro il numero limitato delle carte permette combinazioni quasi inesauribili. Ogni carta diventa un nodo di significati, e ogni disposizione crea narrazione. Il consultante riconosce nei simboli paure, speranze, conflitti e desideri. In questo senso il tarocco agisce spesso più come specchio interpretativo che come macchina predittiva. La storia documentata, dunque, è chiara. I tarocchi non nacquero per la divinazione. Nacquero come raffinato gioco rinascimentale italiano. Solo tra Settecento e Ottocento, soprattutto in Francia, furono reinterpretati come libro sapienziale e strumento oracolare. La cartomanzia tarologica è una costruzione moderna fondata su un oggetto antico. Questo non la rende meno interessante. Al contrario, mostra come l’Europa moderna abbia saputo trasformare un gioco di corte in una delle più potenti macchine simboliche dell’immaginario occidentale.
Roberto Minichini

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