domenica 19 aprile 2026

Seduto sulla mia sedia a rotelle (Poesia di Roberto Minichini)


Seduto sulla mia sedia a rotelle passo i giorni,

mentre la luce cambia sopra i vetri,

e attorno a me si muovono discrete

sette presenze fedeli e sorridenti,

quattro donne dal passo lieve e fermo,

tre uomini dal gesto saldo e buono

 

Mi aiutano ad alzarmi con pazienza,

mi incoraggiano con parole chiare,

sostengono il braccio nel breve cammino,

mi porgono il bastone levigato dal tempo,

ed io mi sollevo, lento e dignitoso,

come antico albero che ritrovi forza

 

Allora chiamo il mio pastore tedesco,

che subito mi guarda con fierezza,

e insieme muoviamo, piano, molto piano,

verso il bosco dove vissero amore e passione,

là dove l’inverno custodì nel gelo

una stagione ardente e memorabile

 

Furono i giorni di dicembre 2025,

e quelli di gennaio 2026,

quando il freddo serrava vetri e rami

e il cielo indugiava in colori severi

Ma tra sentieri umidi e terre scure

viveva per noi una dolce estate

 

Ogni ritorno portava mani intrecciate,

ogni silenzio custodiva promesse,

ogni sosta sotto i nudi castagni

pareva lunga quanto un anno intero

Il bosco ascoltava i nostri passi lenti

e teneva memoria del nostro calore

 

Ora la primavera è giunta ancora,

ha messo gemme sopra i rovi antichi,

ha riempito d’uccelli la luce del giorno,

ma nel bosco manca una presenza cara,

manca colei che mutava il paesaggio

con un sorriso semplice e sovrano

 

Fin dall’inizio camminava con loro,

legata a leggi che non mi dissero,

nata dentro trame già predisposte

e dentro vie decise da altri nomi

Nessuno previde che tra noi sorgesse

la passione viva della carne e del cuore

 

Nessuno previde il frutto del grembo,

né il lampo che mutò il corso degli eventi

Per questo venne rapida la distanza,

per questo caddero chiuse molte porte,

per questo il mondo mutò volto d’un tratto

senza concedermi parola alcuna

 

L’hanno condotta lontano, in attesa di partorire,

oltre frontiere e strade senza fine,

in terra straniera remota e silenziosa

Io non volli questo distacco improvviso,

né fui chiamato a dire il mio pensiero,

ancora una volta escluso dagli eventi

 

Nulla so di chi l’abbia accompagnata,

nulla del volto che le cammina accanto,

nulla dei nomi detti nelle stanze,

nulla delle scelte prese lontano

Mi resta soltanto la nuda distanza

e il lungo vuoto d’un silenzio chiuso

 

È giovane donna di ventisette anni,

quasi ventotto, nel fiore del tempo,

con quella grazia che consola i luoghi

e rende lieta perfino la sera

Ma sopra la sua sorte passò severa

l’ombra gelosa d’una donna potente

 

So quale vita l’attende dopo il parto,

vita raccolta e dura insieme,

madre silenziosa, monaca vigile,

donna di terra tra orti e greggi quieti

Fra altre donne simili alla sua sorte

custodi d’ordini che non si discutono

 

Dicono vi siano più villaggi nascosti,

sparsi tra monti, foreste e pietre mute,

luoghi sottratti alle carte del mondo,

senza sentieri noti né vie sicure

Nessuno indica dove siano davvero,

nessuno torna con parole certe

 

Io resto qui, tra domande senza voce,

mentre il sentiero conosce la mia attesa,

e intendo come spesso l’innocenza

paghi il tributo imposto dall’invidia

quando una mano ricca d’autorità

sceglie di piegare altrui destino

 

Ma spesso la ritrovo dentro il sogno,

vicina ai rami chiari della selva,

serena, luminosa, senza ombre,

come chi conosca strade a me negate

Mi posa gli occhi addosso e piano dice

di non temere il corso dei mattini

 

Dice che tutto procede verso il bene,

che il cielo veglia sopra il suo cammino,

che Dio le ha promesso un figlio maschio,

forte nel cuore e limpido nello sguardo

Poi il sogno tace, e resto nella veglia,

sapendo già ciò che nessuno dice

 

So che altri hanno scritto il nostro esilio,

che altre mani dispongono le strade,

che mai più rivedrò il suo volto caro,

che mai terrò quel figlio tra le braccia

Quando una setta religiosa di fanatici ha molto potere,

la logica cade contro porte chiuse

 

Le parole giuste perdono la strada,

ogni ragione si consuma nel vuoto,

resta soltanto chi subisce in silenzio

l’ordine deciso da mani invisibili

Ed io rimango, quieto nella luce,

mentre il bosco chiude piano le sue vie

 

Roberto Minichini, aprile 2026

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