
Fra le dottrine più complesse dell'astrologia tradizionale
vi è quella relativa al signore della genitura, vale a dire il pianeta al quale
viene attribuita una particolare autorità sull'insieme della vita del nativo.
Non si tratta semplicemente del pianeta che governa il segno zodiacale
dell'Ascendente, né del corpo celeste collocato nella posizione apparentemente
più favorevole. La questione riguarda l'esistenza di una gerarchia interna
all'oroscopo, nella quale un determinato pianeta possa esercitare un predominio
sugli altri, imprimendo alla natività caratteristiche riconoscibili e
contribuendo a determinarne gli sviluppi. Gli astrologi antichi e medievali
elaborarono diversi procedimenti per individuarlo, ma non raggiunsero mai una
completa uniformità. Dietro espressioni apparentemente equivalenti si
nascondono infatti criteri differenti, che riflettono concezioni diverse del
dominio planetario. Un conto è individuare il significatore principale della
vita, un altro stabilire quale pianeta possieda la maggiore autorità sui punti
fondamentali dell'oroscopo, un altro ancora riconoscere il pianeta
complessivamente più forte. Confondere queste operazioni significa cancellare
distinzioni che gli autori classici consideravano essenziali. Le origini di
queste dottrine devono essere ricercate nell'astrologia ellenistica,
sviluppatasi soprattutto in Egitto e nel Mediterraneo orientale fra gli ultimi
secoli prima dell'era cristiana e l'età imperiale romana. Claudio Tolomeo
(circa 100, circa 170), autore del "Tetrabiblos", affrontò nel terzo
libro della sua opera il problema della durata della vita e dell'individuazione
del suo principale significatore astrologico. Quest'ultimo, generalmente
chiamato prorogatore nelle traduzioni della dottrina tolemaica, veniva scelto
secondo condizioni riguardanti la posizione del Sole, della Luna,
dell'Ascendente e di altri punti fondamentali della natività. L'Ascendente è il
grado zodiacale che sorge all'orizzonte orientale al momento della nascita. La
Parte della Fortuna è invece un punto calcolato attraverso i rapporti fra
Ascendente, Sole e Luna. Tolomeo attribuiva particolare importanza alla
distinzione fra nascita diurna e notturna, alla collocazione dei luminari nelle
regioni astrologicamente idonee e alle dignità dei pianeti che potevano
assumere il governo della vita. Le dignità sono forme tradizionali di autorità
planetaria su determinati segni o gradi zodiacali. La scelta del prorogatore
era collegata soprattutto ai procedimenti impiegati per giudicare la durata
dell'esistenza. Sarebbe pertanto scorretto identificare automaticamente questo
significatore con il signore generale della genitura. Un'impostazione in parte
differente emerge nell'opera di Vettio Valente (circa 120, circa 175),
astrologo originario di Antiochia, la cui "Antologia", composta nella
seconda metà del II secolo, costituisce una delle più importanti testimonianze
dell'astrologia professionale antica. Nel terzo libro Valente discute il
predominio dei luminari e il governo planetario nel quadro delle tecniche
relative alla durata della vita. Egli prende in considerazione la posizione del
Sole e della Luna, la loro appartenenza alla condizione diurna o notturna della
nascita e la possibilità che uno dei due assuma la funzione principale. In
determinate circostanze, il pianeta che governa i termini del grado prescelto
acquista una funzione specifica. I termini sono suddivisioni disuguali dei
trenta gradi di ciascun segno zodiacale, attribuite ai cinque pianeti
tradizionali diversi dal Sole e dalla Luna. Valente non propone una semplice
equivalenza fra il pianeta più evidente dell'oroscopo e quello che governa
l'esistenza. Le sue procedure mostrano quanto fosse importante distinguere il
punto che esercita il predominio dal pianeta che ne possiede il governo. La
stessa distinzione ricompare in altre testimonianze ellenistiche, sebbene con
soluzioni non sempre identiche. Particolarmente importante è Porfirio (circa
234, circa 305), filosofo neoplatonico e autore di un'"Introduzione al
Tetrabiblos", nella quale vengono conservate dottrine astrologiche più
antiche. La sua testimonianza permette di distinguere il predominatore, il
maestro della genitura, il suo collaboratore e un ulteriore signore della
natività. Il predominatore, chiamato nella terminologia greca epikratetor, è il
punto che possiede una speciale autorità e che può designare il maestro della
genitura. Generalmente si ricerca prima fra il Sole e la Luna. Il luminare
appropriato alla nascita diurna o notturna gode di una preferenza, ma occorre
considerare anche la collocazione nelle case astrologiche, la vicinanza agli
angoli e altre condizioni. Le case sono le dodici divisioni dell'oroscopo
utilizzate per distinguere differenti ambiti dell'esistenza. Quando entrambi i
luminari si trovano in posizioni inadatte, il predominio può passare
all'Ascendente. Il predominatore non coincide necessariamente con il pianeta che
eserciterà il governo della genitura. Può essere infatti un punto dell'oroscopo
dal quale viene ricavata l'autorità di un altro pianeta. Porfirio conserva due
differenti procedimenti per riconoscere il maestro della genitura. Secondo uno,
tale funzione appartiene al governatore del domicilio zodiacale del
predominatore, mentre il pianeta che governa i termini del medesimo grado
assume una posizione subordinata di collaboratore. Secondo un'altra tradizione,
il maestro viene identificato direttamente con il signore dei termini del grado
ascendente, mentre il governatore del segno dell'Ascendente diviene il suo
collaboratore. La differenza non è secondaria. Una stessa natività può ricevere
due maestri differenti secondo la procedura adottata. Accanto a queste figure
compare inoltre il kurios, termine greco che significa signore o detentore
dell'autorità, la cui individuazione segue altri criteri. Una procedura
privilegia il governatore del Medio Cielo, ossia il punto più elevato
dell'oroscopo, purché si trovi in una posizione adeguatamente forte. In
mancanza di tale condizione, possono essere considerate le presenze planetarie
nella decima o nell'undicesima casa. Altri procedimenti esaminano invece il
governatore dell'Ascendente, quello della Luna, il signore della Parte della
Fortuna e particolari condizioni astronomiche dei pianeti. Risulta dunque
evidente che il maestro della genitura e il signore della natività non sono
sempre termini tecnicamente intercambiabili. Con l'espansione della cultura
scientifica in lingua araba, soprattutto fra l'VIII e il X secolo, una parte
considerevole dell'astrologia greca venne tradotta, studiata e rielaborata.
Baghdad, capitale del califfato abbaside dal 762, divenne un importante centro
di elaborazione astronomica e astrologica. Le tradizioni ellenistiche entrarono
in contatto con materiali persiani e indiani, favorendo nuove sistemazioni
delle dottrine planetarie. Abu Mashar (787, 886), conosciuto nell'Europa latina
come Albumasar, contribuì attraverso opere come la "Grande introduzione
all'astrologia" alla diffusione di un sapere astrologico sistematico, nel
quale dignità, condizioni planetarie e gerarchie dei significatori occupavano
una posizione fondamentale. La cultura astrologica medievale in lingua araba
non si limitò a conservare le tecniche dell'antichità. Le ordinò secondo schemi
nuovi, sviluppando anche procedure di valutazione numerica delle diverse forme
di autorità planetaria. Un'importante testimonianza di questo patrimonio è
offerta da Al Biruni (973, 1048), studioso dell'Asia centrale che nel 1029
compose il "Libro di istruzione sugli elementi dell'arte
dell'astrologia". L'opera espone i fondamenti matematici, astronomici e
astrologici della disciplina, chiarendo le differenti dignità planetarie. Il
domicilio corrisponde al segno zodiacale governato da un pianeta. L'esaltazione
indica un'altra particolare condizione di dignità. La triplicità riguarda il
governo dei segni appartenenti al medesimo elemento, fuoco, terra, aria o
acqua, con attribuzioni che possono variare secondo la nascita diurna o
notturna. I termini suddividono ciascun segno in porzioni disuguali, mentre i
decani lo dividono in tre parti di dieci gradi ciascuna. Queste distinzioni
consentivano di stabilire quale pianeta possedesse una maggiore autorità su un
determinato grado zodiacale. Si sviluppò così una terminologia nella quale
assunse rilievo la parola almuten, derivata dall'arabo al mubtazz, ossia colui
che prevale sugli altri. Il significato è particolarmente preciso. Non si
tratta necessariamente del pianeta più forte dell'intero oroscopo, ma di quello
che prevale in una determinata competizione di dignità. È possibile individuare
l'almuten di un grado, di una casa astrologica oppure, attraverso procedimenti
più articolati, dell'intera figura natale. Nel XII secolo Abraham ibn Ezra
(circa 1089, circa 1167), erudito ebreo originario della Spagna islamica,
contribuì alla trasmissione di queste dottrine nell'Europa occidentale. La sua
opera "Il principio della sapienza", composta nel 1148, appartiene a
una vasta produzione astrologica che riflette profondamente la precedente
tradizione in lingua araba. Nei metodi medievali per individuare l'almuten
della figura, chiamato anche almuten figuris, vengono generalmente esaminati
cinque punti fondamentali della natività. Essi sono il Sole, la Luna,
l'Ascendente, la Parte della Fortuna e la lunazione precedente la nascita.
Quest'ultima indica la Luna nuova oppure la Luna piena immediatamente anteriore
alla nascita. L'almuten viene ricercato valutando quali pianeti possiedano
dignità su questi gradi zodiacali. Nella nota scala medievale di valutazione,
il domicilio attribuisce cinque punti, l'esaltazione quattro, la triplicità
tre, i termini due e il decano uno. Il pianeta che raccoglie il punteggio
complessivo più elevato possiede la maggiore autorità sui luoghi considerati.
In alcune versioni del procedimento intervengono inoltre fattori supplementari,
come la posizione nelle case e il governo del giorno e dell'ora planetaria
della nascita. Non è quindi corretto supporre che tutti i computi medievali
dell'almuten figuris fossero perfettamente identici. Un esempio permette di
comprendere la logica del procedimento. Se un determinato grado cade in un
segno governato da Venere, quest'ultima riceve cinque punti per il domicilio.
Un altro pianeta potrebbe però possedere nello stesso grado l'esaltazione e la
triplicità, ottenendo complessivamente sette punti e prevalendo su Venere. Si
tratta di un esempio teorico, ma sufficiente a chiarire che il governatore del
segno non è necessariamente il pianeta dotato della maggiore autorità sul grado
considerato. Quando il calcolo viene esteso ai cinque punti fondamentali della
figura, il risultato diventa ancora meno immediato. Un pianeta può governare
pochi segni nei quali si trovano i punti esaminati, ma accumulare numerose
dignità secondarie. Un altro può possedere il domicilio di un punto importante
senza risultare vincitore nel conteggio generale. Occorre inoltre precisare che
il risultato numerico non descrive automaticamente la condizione effettiva del
pianeta. L'almuten potrebbe trovarsi in una casa sfavorevole, essere
retrogrado, ossia apparire in moto contrario rispetto alla normale successione
zodiacale, oppure essere eccessivamente vicino al Sole, condizione che
l'astrologia tradizionale chiama combustione. Possedere autorità non significa
necessariamente poterla esercitare senza ostacoli. In Italia, Guido Bonatti
(nato nei primi decenni del XIII secolo, morto probabilmente nel 1298), celebre
astrologo attivo soprattutto a Forlì, raccolse una parte considerevole del
patrimonio astrologico precedente nel "Liber astronomiae", composto
intorno al 1277. L'opera appartiene alla piena maturità dell'astrologia
medievale latina, sviluppatasi anche grazie alle traduzioni realizzate in
Spagna e in altri centri europei durante il XII secolo. Bonatti attribuisce
grande importanza alla selezione dei significatori e al confronto delle
dignità, inserendo il problema del dominio planetario in una procedura generale
di giudizio. Il suo metodo non deve tuttavia essere confuso indistintamente con
ogni successiva versione dell'almuten figuris. Nei differenti sistemi medievali
possono variare i luoghi da esaminare, le condizioni da considerare e il
rapporto fra dignità zodiacali e forza effettiva dei pianeti. Persino la scelta
delle tavole dei termini può modificare il risultato. Le tavole egiziane e
quelle attribuite a Tolomeo non assegnano infatti sempre i medesimi governatori
ai singoli gradi. Un calcolo apparentemente oggettivo dipende dunque anche
dall'autorità astrologica alla quale si decide di accordare preferenza. Nel
XVII secolo William Lilly (1602, 1681), principale rappresentante
dell'astrologia giudiziaria inglese della sua epoca, affrontò il problema nel
terzo libro di "Christian Astrology", pubblicato nel 1647. La sua
posizione presenta una differenza significativa rispetto ai procedimenti
fondati esclusivamente sul dominio dei cinque punti fondamentali. Lilly ritiene
che debba essere considerato signore della genitura il pianeta dotato del
maggiore insieme di dignità essenziali e accidentali, collocato nella posizione
più favorevole e capace di esercitare concretamente la propria forza. Le
dignità essenziali riguardano il rapporto del pianeta con il segno e il grado
zodiacale occupati. Quelle accidentali dipendono invece da circostanze come la
posizione nelle case, il movimento, la distanza dal Sole e le relazioni con gli
altri pianeti. Lilly attribuisce al signore della genitura una particolare
influenza sulle condizioni fisiche, sul temperamento, sui costumi e sulle
azioni del nativo. Ammette però che un secondo pianeta, qualora possieda una
forza quasi equivalente, possa partecipare in misura considerevole alla
configurazione complessiva. La figura non viene pertanto ridotta meccanicamente
a un solo significatore. La differenza fra queste impostazioni diventa evidente
attraverso un semplice esempio. Supponiamo una nascita con Ascendente in
Bilancia, Venere in Vergine nella dodicesima casa e Giove in Cancro nella
decima. Venere governa la Bilancia e rimane pertanto la signora
dell'Ascendente, ma si trova nel proprio segno di caduta, cioè in una
condizione tradizionalmente sfavorevole, e occupa una casa considerata
difficile. Giove, al contrario, è esaltato in Cancro e collocato nella regione
della figura associata al Medio Cielo, dunque in una posizione di notevole
forza. Secondo un metodo che privilegi le dignità essenziali e accidentali
complessive, Giove potrebbe risultare più autorevole di Venere. Il giudizio
definitivo richiederebbe naturalmente l'esame degli altri pianeti, delle loro
condizioni e dei rapporti reciproci. Il medesimo oroscopo, sottoposto al
procedimento dell'almuten figuris, potrebbe però indicare un terzo pianeta,
poiché il calcolo prenderebbe in considerazione i cinque luoghi fondamentali
anziché limitarsi al confronto della forza dei pianeti nelle rispettive
posizioni. Non vi sarebbe necessariamente un errore materiale. Si starebbero
applicando criteri differenti a una questione formulata in maniera
apparentemente identica. Un'altra distinzione riguarda il cosiddetto hyleg,
termine impiegato nella tradizione astrologica medievale per designare il
principale significatore della vita, e l'alcocoden, il pianeta al quale veniva
attribuita una funzione specifica nel calcolo tradizionale della durata
dell'esistenza. Questi significatori appartengono a procedure che non
coincidono automaticamente con la ricerca del signore generale della genitura.
Il loro studio richiedeva regole particolari, considerate indispensabili da
numerosi astrologi antichi e medievali. Allo stesso modo, il signore
dell'Ascendente conserva la propria funzione anche quando un altro pianeta
viene riconosciuto come dominante. Il governatore della decima casa rimane
importante per il giudizio relativo alla professione e alla posizione sociale,
quello della settima per il matrimonio e le associazioni, quello della seconda
per le risorse materiali. L'esistenza di un pianeta principale non annulla le
specifiche attribuzioni degli altri. La struttura dell'oroscopo continua a
essere articolata, con diversi livelli di autorità e numerose relazioni
reciproche. Occorre inoltre distinguere il dominio generale dall'effettivo
svolgimento cronologico degli avvenimenti. Nelle tecniche tradizionali di
previsione, differenti pianeti possono assumere il governo di periodi
successivi dell'esistenza. Le profezioni, per esempio, sono un procedimento nel
quale il riferimento astrologico avanza di un segno per ogni anno di vita,
attribuendo particolare importanza al governatore del segno annualmente
raggiunto. Altri metodi impiegano direzioni, rivoluzioni solari e sistemi di distribuzione
dei periodi planetari. Il signore della genitura non sostituisce questi
procedimenti. Anche quando gli venga attribuita una superiorità generale, la
sua posizione deve essere confrontata con i significatori degli avvenimenti
particolari e con i pianeti che governano il periodo esaminato. Un individuo
può avere Saturno come pianeta predominante secondo un determinato metodo,
senza che ogni circostanza della sua vita debba essere interpretata
esclusivamente attraverso Saturno. Il matrimonio, la carriera, i viaggi, le
eredità e le altre vicende mantengono significatori specifici. L'idea di un
governo planetario generale non implica che il resto dell'oroscopo perda la
propria efficacia interpretativa. Esiste infine una questione storica e
filosofica che non può essere trascurata. Gli astrologi ellenistici, quelli
medievali in lingua araba e gli autori europei del Rinascimento e della prima
età moderna non condividevano necessariamente una concezione identica del
rapporto fra astri e destino. Alcuni attribuivano al cielo una funzione
causale, altri insistevano maggiormente sul carattere simbolico o
provvidenziale dell'ordine cosmico. Anche la nozione di dominio planetario
assumeva significati diversi secondo il contesto. Per comprendere correttamente
il signore della genitura bisogna quindi conoscere la dottrina alla quale
appartiene il metodo utilizzato. Non è sufficiente ottenere il nome di un
pianeta mediante un programma informatico e costruire attorno a quel risultato
una descrizione generica della personalità. Occorre stabilire se si stia
cercando il maestro della natività secondo Porfirio, il predominatore delle
tecniche antiche, l'almuten della figura secondo una determinata tradizione
medievale oppure il pianeta complessivamente più forte nel senso adottato da
Lilly. Solo dopo questa scelta il calcolo possiede un significato tecnico
definito. La domanda sull'esistenza di un pianeta che governi l'intero destino
riceve dunque, all'interno della storia dell'astrologia, una risposta meno
semplice di quanto suggerisca l'espressione signore della genitura. Numerosi
autori riconobbero la possibilità di individuare un'autorità planetaria
superiore, ma non concordarono completamente sulla sua natura e sul
procedimento necessario per determinarla. La loro divergenza non costituisce un
dettaglio marginale, bensì una parte integrante della storia dottrinale
dell'astrologia. L'autorità del signore della genitura non equivale a una
monarchia assoluta esercitata sul resto dell'oroscopo. Somiglia piuttosto a un
primato riconosciuto entro un ordine complesso, nel quale altri pianeti
conservano competenze specifiche e possono acquistare maggiore importanza in
particolari circostanze. È proprio questa concezione gerarchica, assai lontana
dalla semplificazione moderna del pianeta dominante, a rendere la dottrina
storicamente interessante. Per l'astrologo giudiziario, che si propone di
formulare giudizi su situazioni e avvenimenti concreti, la questione
fondamentale non consiste nel proclamare un sovrano celeste, ma nel riconoscere
con esattezza quale autorità astrologica venga esercitata, su quale ambito
della vita e secondo quali regole della tradizione prescelta.
Astrologo Roberto Minichini