Annemarie Schimmel nacque a Erfurt nel 1922 e morì a Bonn nel 2003. La sua biografia è una delle più sorprendenti nella storia degli studi islamici perché unisce precocità intellettuale, dedizione assoluta e un rigore scientifico che non ha mai cancellato la sua sensibilità poetica. A quindici anni entrò all’università, a diciannove conseguì la laurea in arabo, a ventitré terminò un dottorato sulla storia delle religioni islamiche. La Germania era in piena guerra, ma lei proseguì gli studi senza interruzioni e già allora mostrò un’attenzione singolare per la letteratura mistica orientale. La sua carriera si sviluppò tra Bonn, Marburg, Ankara e infine Harvard, dove divenne una delle migliori conoscitrici del sufismo e delle letterature persiana e indo musulmana. Le sue competenze linguistiche erano eccezionali. Conosceva più di quaranta lingue in gradi diversi e usava quotidianamente persiano, turco, arabo e urdu. Questa capacità le permise di leggere la poesia mistica direttamente nelle fonti, comprendendo le sfumature culturali e teologiche che sfuggono alle traduzioni. I suoi libri dedicati a Rumi, a Hafiz, alla calligrafia, alla simbologia dei colori e dei nomi divini sono ancora oggi punti di riferimento perché uniscono analisi filologica e intuizione interiore. Nei suoi testi non si trova mai la freddezza di un accademismo rigido. La sua scrittura mostra un rispetto profondo per le pratiche contemplative, per i testi devozionali e per la tradizione spirituale islamica intesa come disciplina dell’anima. Negli anni delle tensioni politiche tra mondo occidentale e paesi musulmani Schimmel svolse un ruolo fondamentale come ponte culturale. Cercò sempre di contrastare interpretazioni semplicistiche dell’Islam e ricordò in ogni conferenza e in ogni saggio che la civiltà islamica è un insieme complesso fatto di poesia, filosofia, liturgia, arte, devozione popolare e ricerca mistica. Questo suo atteggiamento le attirò critiche da alcuni ambienti ideologizzati, ma non la distolse dal suo compito principale che era quello di far conoscere la profondità spirituale delle culture orientali. Il valore del suo lavoro è testimoniato dai riconoscimenti internazionali che ricevette tra cui il prestigioso Premio Re Faisal. Fu onorata sia nei paesi musulmani sia nelle università europee e americane poiché nessun altro studioso occidentale aveva saputo raccontare il sufismo con la stessa combinazione di precisione e delicatezza. La sua influenza si estende ancora oggi agli studi accademici e alla percezione pubblica dell’Islam spirituale. Ogni studioso serio che affronta la poesia mistica islamica deve passare attraverso la sua opera che resta un riferimento obbligato. La grandezza di Annemarie Schimmel non risiede solo nella quantità immensa dei suoi lavori ma nella qualità del suo sguardo capace di restituire al lettore un Islam vivo, luminoso e profondamente umano. La sua voce continua a offrire una via di comprensione e di rispetto reciproco tra l’Occidente e il mondo musulmano e rimane un esempio di come la ricerca accademica possa diventare incontro autentico fra culture lontane.
Roberto Minichini febbraio 2026

Nessun commento:
Posta un commento