giovedì 18 dicembre 2025

Bellezza


Camminiamo lentamente. Lei è accanto a me, una donna molto giovane, ventisette anni vissuti con naturalezza. Ciò che colpisce subito è la qualità luminosa della sua presenza, interamente spontanea, priva di artificio, come un evento di luce che accade senza volerlo. Tutto affiora senza sforzo. Il suo fascino è concentrato e puro, simile a un diamante che brilla senza bisogno di essere esposto o spiegato. I capelli sono forti, naturali, splendidi, portano con sé un profumo lieve che accompagna ogni movimento e rimane vicino. Lo sguardo è magnifico. Ha una profondità calma e una forza silenziosa. Guarda e trattiene. In quegli occhi c’è qualcosa che può ipnotizzare un uomo, incantarlo, offrirgli felicità e condurlo naturalmente all’ammirazione, tutta rivolta a lei. Parla poco. Molte volte stiamo insieme senza dire una parola, e quella presenza condivisa è piena, sufficiente. In quei momenti sono gli occhi a parlare, a sostituire le frasi, a creare un’intesa che non ha bisogno di suono. Quando usa la voce, è calma, gentile, dolce, armonica. Non indulge in giudizi continui, non sente l’urgenza di esprimere opinioni, non porta il discorso verso idee politiche o visioni personali. La seguo mentre si muove, come si segue qualcosa di prezioso senza volerlo interrompere. Le mani sono bellissime, giovani, precise, mani che trasmettono bontà. Nei gesti c’è una cura antica, quasi innata. Quando coltiva i fiori sembra riconoscere qualcosa che le appartiene da sempre. Le piante rispondono a quella attenzione paziente, crescono secondo un ordine semplice. A volte canta. Il canto nasce piano e diffonde una pace tangibile. Intorno a lei il tempo perde rigidità, assume un passo più umano. Il fascino che emana ha qualcosa di ancestrale, come se provenisse da un’epoca in cui le cose non avevano bisogno di essere spiegate. Per un uomo maturo come me, immerso in un mondo che parla senza sosta, che argomenta, dimostra, rivendica, una presenza simile diventa una vera salvezza dell’anima. Accanto a lei tutto si alleggerisce. Rimangono l’essenziale, la misura, una fiducia semplice nella vita. Mi tengo vicino, attraversato dalla meraviglia. La felicità che sento è piena, composta, profonda. La vedo camminare, chinarsi, sorridere appena, e in quei movimenti riconosco qualcosa di raro, compatto, incorruttibile. Un diamante non chiede interpretazioni, lascia che lo sguardo si posi. Il tempo rallenta. Ogni cosa trova la propria forma. Io mi affido a quell’istante, grato, contento, consapevole di assistere a qualcosa che va solo custodito.

 

Roberto Minichini, dicembre 2025

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