L’opera al Mizan rappresenta uno dei commentari sciiti del Corano più rigorosi e influenti del ventesimo secolo. La sua struttura si fonda su un metodo netto e coerente: lasciare che il Libro chiarisca se stesso attraverso una rete interna di rimandi, connessioni e corrispondenze tematiche. Ogni versetto viene messo in relazione con altri versetti affini, rivelando un ordine organico che non dipende da ipotesi estranee ma dalla continuità interna della Rivelazione. Questa scelta colloca l’esegesi in una prospettiva che vede il Corano come realtà viva, dotata di un’unità che si manifesta solo attraverso una lettura disciplinata e progressiva. Dopo aver delineato il metodo è possibile comprendere il profilo del suo autore. Allamah Sayyid Muhammad Husayn Tabatabai nacque nel 1903 a Tabriz e morì nel 1981. Fu uno dei principali sapienti sciiti della sua epoca, riconosciuto per profondità dottrinale, rigore filosofico e sobrietà morale. La sua formazione iniziò nelle scienze religiose tradizionali e continuò nella città di Najaf dove studiò teologia, logica, filosofia e discipline interiori sotto maestri di alto rango della tradizione sciita. Questo percorso gli permise di integrare conoscenza razionale, trasmissione religiosa e vita contemplativa. Una volta stabilitosi a Qom divenne una figura autorevole nell’ambito del sapere sciita, capace di unire severità metodologica e visione unitaria del sapere. In al Mizan la sua fedeltà alla tradizione sciita appare con chiarezza. I versetti che riguardano la guida divina, il ruolo degli eredi spirituali del Profeta e i principi dottrinali fondamentali vengono letti secondo la prospettiva classica dello sciismo, con attenzione alla trasmissione degli insegnamenti e al nesso tra testo rivelato e interpretazione ereditata dai primi maestri. Tuttavia l’esegesi non scivola mai nel tono polemico: ogni passaggio viene costruito attraverso la lingua, la coerenza interna del Corano e la logica del discorso rivelato. La conoscenza di Tabatabai della filosofia di Mulla Sadra contribuisce alla chiarezza dei temi più profondi: la natura dell’anima, i gradi dell’esistenza, la relazione tra mondo visibile e mondo spirituale, la funzione della guida e il significato dell’orientamento divino. La sua lettura mantiene un equilibrio costante tra disciplina analitica e profondità interiore. Il risultato è un commentario sciita che unisce fedeltà alla tradizione, rigore concettuale e attenzione alla struttura interna del testo. L’eredità di Tabatabai continua a essere fondamentale perché mostra come lo studio del Corano possa rimanere pienamente radicato nella tradizione sciita e allo stesso tempo rivelare una visione ampia, ordinata e coerente della Rivelazione.
Roberto Minichini, gennaio 2026

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