La questione del rapporto fra conoscenza divina, destino e mutamento degli eventi accompagna da secoli la riflessione religiosa sul significato della provvidenza. Se Dio conosce ogni cosa eternamente, occorre comprendere in quale senso alcuni avvenimenti possano apparire modificati, rinviati o sostituiti nel corso della storia. Il problema riguarda dunque il modo in cui l'immutabilità della conoscenza divina può conciliarsi con un mondo nel quale cause, scelte e circostanze producono conseguenze reali. Nell'Imamismo Duodecimano, la corrente dell'Islam che riconosce dodici Imam come guide legittime dopo il Profeta Muhammad (circa 570–632), la conoscenza di Dio è assoluta, eterna e comprensiva di ogni cosa senza successione, acquisizione o perdita. La volontà di Dio non nasce quindi nel tempo dopo aver considerato circostanze nuove, ma appartiene alla perfezione eterna con cui Egli conosce e governa tutto ciò che esiste. Le creature, al contrario, conoscono soltanto ciò che viene loro concesso di conoscere e possono quindi vedere realizzarsi un esito diverso da quello che appariva inizialmente stabilito. È in questo quadro che va compreso il bada, parola araba che significa manifestazione, apparizione o emergere di qualcosa che prima era nascosto alle creature. Nella teologia sciita il bada non indica un cambiamento nella conoscenza di Dio, ma un cambiamento nell'ordine manifestato della creazione rispetto a ciò che era stato fatto conoscere o poteva essere previsto. La distinzione fondamentale è quindi fra la scienza eterna e immutabile di Dio e il modo in cui determinati decreti vengono manifestati nel tempo. Uno dei principali fondamenti coranici richiamati dagli autori Imamiti è il versetto 13,39 del Corano, secondo cui Dio cancella ciò che vuole e conferma ciò che vuole, mentre presso di Lui si trova la Madre del Libro. L'espressione Madre del Libro, in arabo Umm al-Kitab, viene intesa come riferimento al fondamento definitivo della conoscenza e della determinazione di Dio. La cancellazione e la conferma riguardano invece il piano nel quale determinati eventi vengono disposti secondo condizioni, cause e circostanze stabilite da Dio stesso. La tradizione teologica indica questo ambito come tavola della cancellazione e della conferma, espressione che designa il livello nel quale alcuni decreti possono essere modificati senza che muti la conoscenza eterna di Dio. Un altro riferimento importante è il racconto del Profeta Yunus, nel quale il castigo annunciato al suo popolo viene allontanato quando gli abitanti credono e si pentono. Per la lettura Imamita l'annuncio era autentico, ma la sua realizzazione dipendeva da una condizione già compresa nella conoscenza di Dio. Fra l'VIII e il X secolo, durante il consolidamento delle comunità Imamite sotto gli Omayyadi e gli Abbasidi, il tema assunse crescente importanza nelle discussioni sulla provvidenza, sulla profezia, sull'Imamato e sul destino. Le raccolte di hadith, cioè le testimonianze tramandate sulle parole e sugli atti del Profeta Muhammad e degli Imam, conservarono numerosi insegnamenti relativi a questo problema. Imam Muhammad al-Baqir (677–732) e Imam Jafar al-Sadiq (702–765) sono fra le autorità maggiormente associate nelle fonti Imamite alla sua formulazione. Nel "al-Kafi" di al-Kulayni (circa 864–941), una delle più importanti raccolte antiche dello Sciismo Duodecimano, compaiono tradizioni nelle quali il bada viene presentato come manifestazione di ciò che Dio già conosce. Una tradizione attribuita a Imam Jafar al-Sadiq afferma che Dio non fa apparire mediante bada qualcosa che non conoscesse già prima della sua manifestazione. Questa formulazione esclude categoricamente che il bada possa significare passaggio dall'ignoranza alla conoscenza, correzione di un errore o revisione di un giudizio da parte di Dio. Nella stessa raccolta sono attribuite a Imam Jafar al-Sadiq parole che conferiscono al bada un valore particolare perché esso afferma che Dio conserva piena sovranità sul corso degli eventi. Tale sovranità non significa che Dio muti opinione, ma che nessun ordine creato possiede un'autonomia capace di sottrarlo alla Sua volontà. La realtà del bada nega quindi che il mondo, una volta creato, proceda secondo necessità indipendenti dal Creatore. Sempre nel "al-Kafi" si trovano tradizioni che distinguono fra una conoscenza comunicata agli angeli, ai Profeti e agli Imam e una conoscenza che Dio mantiene presso di Sé. La prima può comprendere informazioni relative a decreti condizionati, mentre la seconda comprende senza eccezione anche le condizioni, le eventuali cancellazioni e l'esito finale. Questa distinzione non introduce due conoscenze in Dio, ma distingue ciò che Dio possiede eternamente da ciò che Egli decide di manifestare alle creature. Imam Ali al-Rida (766–818) è ricordato nelle fonti Imamite come una delle autorità che ribadiscono il bada nel quadro dell'immutabilità della scienza divina e della libertà del decreto. Shaykh al-Saduq (circa 923–991), nel "Kitab al-Tawhid", affronta direttamente la questione e respinge l'interpretazione secondo cui il bada significherebbe pentimento o acquisizione di nuova conoscenza da parte di Dio. Per Shaykh al-Saduq il mutamento appartiene alle cose create e alle disposizioni che le riguardano, non all'essenza né alla conoscenza del Creatore. Lo stesso autore torna sul tema nel "Kamal al-Din wa tamam al-ni'ma", opera dedicata soprattutto all'occultamento del dodicesimo Imam e alla continuità della guida divina. La distinzione viene poi resa più sistematica da Shaykh al-Mufid (948–1022), che nell'"Awa'il al-maqalat" insiste sul fatto che il bada riguarda ciò che appare alle creature e non ciò che diventa noto a Dio. Shaykh al-Mufid avvicina inoltre il bada al naskh, termine arabo che significa abrogazione e indica la sostituzione di una prescrizione rivelata con un'altra secondo la volontà di Dio. Come il naskh modifica la norma comunicata agli uomini senza implicare ignoranza precedente in Dio, così il bada modifica un decreto manifestato senza implicare mutamento nella scienza divina. Shaykh al-Tusi (995–1067), nel "al-Ghayba", sviluppa la questione soprattutto in relazione alle notizie sul futuro e ai segni riguardanti la manifestazione del dodicesimo Imam. La teologia Imamita distingue in questo quadro fra qada mubram, cioè decreto definitivo e irrevocabile, e qada muallaq, cioè decreto sospeso o condizionato. Il decreto definitivo appartiene a ciò che Dio ha stabilito senza subordinazione a condizioni destinate a modificarne l'esito. Il decreto condizionato riguarda invece eventi la cui realizzazione dipende da cause e condizioni che Dio conosce da sempre e che possono includere la condotta umana. Il bada opera dunque nel campo del decreto condizionato e non nel decreto definitivo custodito nella conoscenza di Dio. Questo punto è essenziale perché impedisce di descrivere il bada come se una decisione finale di Dio venisse prima presa e poi revocata. La cancellazione di un evento previsto significa piuttosto che ciò che appariva destinato a compiersi apparteneva fin dall'inizio a un ordine subordinato a condizioni. Ne consegue che il mutamento riguarda il rapporto fra decreto manifestato e mondo creato, non il sapere di Dio considerato in se stesso. Anche le condizioni che conducono alla cancellazione o alla conferma non sorgono fuori dalla conoscenza divina, poiché sono comprese eternamente nel sapere di Dio insieme ai loro effetti. Il dua, termine arabo che significa invocazione o preghiera personale rivolta a Dio, può essere una di queste condizioni e quindi una causa reale attraverso cui un evento viene allontanato o trasformato. Anche la sadaqa, cioè la carità volontaria, il pentimento, il comportamento giusto e il mantenimento dei legami familiari sono associati nelle fonti sciite alla modificazione di determinati decreti condizionati. Numerosi hadith collegano queste azioni al prolungamento della vita, all'allontanamento delle calamità e all'aumento del bene concesso da Dio. Ciò non significa che l'essere umano costringa Dio a modificare un decreto, perché anche l'efficacia di quelle azioni appartiene all'ordine causale voluto e conosciuto da Dio. La responsabilità umana acquista quindi efficacia senza limitare l'onniscienza divina né trasformare il destino in un sistema indipendente dalla volontà di Dio. Il bada permette inoltre di comprendere perché alcune profezie o previsioni autentiche possano non realizzarsi nella forma attesa senza che ciò renda falsa la conoscenza dalla quale provenivano. Una comunicazione sul futuro può infatti riferirsi a ciò che accadrà se una determinata condizione permane, mentre Dio conosce anche l'eventuale venir meno di quella condizione. Questa struttura rende possibile distinguere fra verità dell'annuncio e irrevocabilità dell'esito, due realtà che nella teologia Imamita non devono essere confuse. Il tema assume particolare importanza nella letteratura dedicata al dodicesimo Imam, dove viene respinta la pretesa di determinare con certezza la data della sua manifestazione. Nel "al-Ghayba" di Shaykh al-Tusi e in altre opere classiche sull'occultamento, le informazioni sul futuro restano subordinate alla distinzione fra ciò che è definitivo e ciò che appartiene all'ordine condizionato. Anche la conoscenza concessa agli Imam rimane quindi conoscenza ricevuta da Dio e non conoscenza autonoma equivalente alla Sua. La scienza assoluta, comprensiva di ogni condizione, cancellazione, conferma ed esito, appartiene esclusivamente a Dio. Per questo il bada non riduce il valore della conoscenza degli Imam, ma ne afferma la radicale dipendenza dalla fonte divina che la concede. La dottrina salvaguarda inoltre il tawhid, termine arabo che indica l'assoluta unicità di Dio, perché nega che una creatura possa possedere per natura una scienza indipendente e illimitata del futuro. Per un lettore non musulmano il punto decisivo consiste nel distinguere fra un mutamento reale nella conoscenza di Dio, che la teologia Imamita nega, e un mutamento reale nell'ordine creato rispetto a ciò che era stato manifestato, che essa invece afferma. Le polemiche storiche contro lo Sciismo nacquero in parte dalla mancata distinzione fra questi due piani e dall'accusa che il bada attribuisse a Dio ignoranza, ripensamento o errore. Nel suo significato propriamente Imamita il bada afferma dunque che Dio conosce eternamente ogni esito, mentre cancellazione, conferma e modificazione riguardano i decreti condizionati attraverso cui la Sua volontà si manifesta nella storia.
Roberto Minichini
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