mercoledì 25 marzo 2026

Dante Alighieri, il poeta - Roberto Minichini


Non appartiene solo alla letteratura. Non nel senso moderno del termine. Non è un autore tra altri. Non è un poeta da antologia scolastica o da festival.  Non è un nome da citare per legittimarsi culturalmente. Dante è un sistema completo, una visione integrale del reale, una costruzione in cui metafisica, teologia, politica e destino individuale coincidono in una forma perfettamente ordinata. Dante non è compatibile con il mondo moderno e con i dogmi ideologici moderni. La Divina Commedia non si legge come si legge un romanzo, ma come si studia una cosmologia. Ogni canto è una posizione dell’essere, ogni figura è una funzione precisa, ogni pena e ogni beatitudine rispondono a una logica che non è psicologica, ma ontologica. Il problema moderno è che Dante viene ridotto a “grande poeta”, cioè neutralizzato e banalizzato. Viene reso innocuo. Insegnato e citato senza essere trasmesso. Eppure Dante non è affatto innocuo. È una delle più radicali visioni gerarchiche, metafisiche e ordinate dell’universo mai espresse in Europa. Chi oggi si avvicina a Dante senza questa consapevolezza, legge un testo. Chi invece lo comprende davvero, entra in una visione del mondo alternativa alla modernità totalitaria. Se Dante fosse vivo oggi, non sarebbe un apostolo delle banalità politicamente corrette, né un intellettuale televisivo, né un autore da conferenze culturali. Sarebbe una figura scomoda, radicale, probabilmente isolata. Scriverebbe contro il suo tempo con una precisione feroce, senza cercare consenso, senza adattarsi al linguaggio dominante, senza bisogno di essere accettato. E verrebbe frainteso. Esattamente come allora. Perché ogni epoca ha i suoi poeti ufficiali, e poi ha quelli veri. E i secondi molto spesso non coincidono affatto con i primi.

 

Roberto Minichini, marzo 2026

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